Come vi avevo anticipato nel post precedente, ho scritto il testo da mandare al blog di Simona
http://lapaludedicolori.blogspot.com/ per partecipare al giochino che ha lanciato e che mi ha dato l'opportunità di riprendere in mano la penna.

Allora, "bando alle ciance" ed eccolo qua pronto per essere letto!
La parte in grassetto è l'incipit suggerito da Simona.
Non ha mai scritto niente di straordinario, di veramente bello, ma amava scrivere.
Scriveva semplicemente, anche solo il suo nome, su qualsiasi cosa le capitasse tra le mani: sullo scontrino di un bar, su un pacchetto di sigarette…
Più di ogni altra cosa però scriveva i suoi pensieri.
Ogni tanto buttava giù qualche poesia, che poi copiava sui diari di scuola delle sue amiche (come fanno un po’ tutte le adolescenti) e allora sì, che successo!
Della scrittura amava tutto. La carta sulla quale le piaceva far scorrere la penna e che sceglieva tra fogli colorati per le lettere o i messaggi alle amiche.
Per non parlare dei quaderni a quadretti o a righe, rigorosamente alti, con le copertine classiche o con le immagini più particolari che potesse trovare e di cui aspirava con piacere il profumo di nuovo che emanavano appena comprati.
Le penne erano un’altra mania sia a sfera che stilografiche. Sicuramente preferiva le seconde di cui apprezzava la linea del pennino e il rumore del suo scorrere sulla carta, tracciando linee sinuose di inchiostri ricercati nei colori più insoliti.
Tutto ciò alimentava un’altra passione, la calligrafia!
Amava tracciare caratteri ordinati ed eleganti, che aggiungessero impatto visivo alle parole che sgorgavano come acqua fluente dalla sua anima.
Le parole, figlie di pensieri che nascevano spontanei nella sua mente, ansiosi di essere fermati con quella penna, su quella carta, in bella calligrafia e in quel momento.
Spesso erano pagine di diario, che raccontavano eventi semplici di una vita che scorreva senza troppi scossoni.
A volte poesie scaturite da una piega dell’anima causata da sentimenti avvolgenti un cuore sensibile come il suo.
Voli della fantasia, fughe in mondi immaginari trovavano la loro meta ideale in racconti che andavano oltre la realtà in cui affondavano le loro radici.
Ma intanto si vive e la vita nel suo scorrere prepotente tolse tempo alla mano che scriveva, ormai occupata nelle pratiche attività quotidiane.
I pensieri restavano a volare nella gabbia della mente senza poter esprimersi e diventare realtà, vergati in bella calligrafia su un candido foglio di carta.
La vita prorompente con i suoi eventi da godere fino in fondo, non dava più spazio alle idee, ai momenti di solitudine colmi di riflessioni.
I sentimenti venivano espressi con gesti, voci, attività pratiche che colmavano le giornate.
Poi di nuovo tutto tornò ad essere rallentato dall’età che avanza e ricomparve la riflessione, il pensiero e il desiderio di far di nuovo volare libere le idee.
La penna tentatrice era lì, a portata di mano. Il foglio bianco pronto per essere violato di nuovo da quella calligrafia ricercata ed elegante. Eppure qualcosa bloccava la mano , come un senso di paura a scoprirsi, a mostrare la propria anima nuda.
Poi all’improvviso le parole affiorarono come acqua sorgiva desiderosa di scorrere a valle.
Le dita stringevano la penna che, ben equilibrata nella mano, si poneva sul foglio immacolato e cominciava a scorrere libera.
Le parole fluivano dalla mente lungo il braccio, per arrivare alla mano che le trasmetteva alla penna, che le vergava sulla carta.
L’onda potente delle emozioni, che trasportava i sentimenti profondi, aveva invaso l’anima, ne aveva riaperto le porte da cui ormai entrava aria fresca e benefica.
Medicamento portentoso, sanava le ansie, le paure, faceva riaffiorare antiche passioni, ridava energia a sopiti desideri.
Si poteva ricominciare ad assaporare la vita, prendendone consapevolezza ed esprimendola ancora una volta di più tramite quella penna, su quel foglio di carta, in bella calligrafia e in quel momento.